Il ruolo delle stagioni

Pubblicato 1 anno fa
Pillola Back to Basics
Autore: Pierluigi Randi e Carlo Cacciamani

Tempo di lettura: 6 min

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Emilia-Romagna: una regione, quattro volti!

Le stagioni non sono solo un cambio di calendario, sono una trasformazione completa del nostro territorio. Scopriamo come influenzano l’Emilia-Romagna!
Il cambiamento climatico si sta rilevando a tutte le scale spaziali, dalla globale a quella locale. Tutti gli indicatori termici mostrano delle grandi impennate a partire dagli anni ’80 del secolo scorso e la curva di crescita non mostra flessioni nei trend. In Emilia-Romagna, ad esempio, l’inverno meteorologico 2024, che copre il periodo da dicembre 2023 a febbraio 2024 è stato il più caldo dal 1961, come si legge dal report di Arpae (scaricabile qui: https://www.arpae.it/it/notizie/inverno-2024-emilia-romagna-record). La temperatura media regionale invernale ha raggiunto un valore di 6,6 °C, superiore di +2,7 °C rispetto alla media del trentennio 1991-2020, e di +0,4 °C rispetto al precedente record, registrato nel 2020. Anche le estati non sono state da meno, negli ultimi anni. L’analisi dell’anno 2024 deve ancora essere conclusa ma già si può vedere che l’estate 2024 sia stata una delle cinque più calde rilevate dall’inizio del 2000. Limitatamente al comparto della Romagna ,il 2024, con un’anomalia di temperatura media di +1,6°C (rispetto al valore climatologico trentennale 1991-2020, peraltro un trentennio nel quale il riscaldamento già mostrava segnali evidenti), è risultato l’anno più caldo di una serie storica che parte dal 1900, superando il 2023 che aveva mostrato un’anomalia di temperatura media di +1,5°C e che fino ad allora risultava in cima alla graduatoria. Si è trattato dell’undicesimo anno consecutivo caldo o molto caldo, con l’ultimo anno termicamente nella norma (rispetto al trentennio più recente) che risale all’ormai lontano 2013. Ma l’aspetto più preoccupante è rappresentato dal fatto che per il secondo anno consecutivo l’anomalia termica ha eguagliato o superato la soglia di 1,5°C; un limite che non era mai stato raggiunto in precedenza. A livello stagionale abbiamo avuto l’inverno (+2,8°C) e la primavera (+1,8°C) più caldi dell’intera serie storica, mentre l’estate (+2,1°C) si è collocata al secondo posto dopo quella del 2003. Dal 1951 la temperatura media invernale è aumentata di 1°C; in primavera di 1,2°C; in estate di quasi 2°C e in autunno di 1,3°C. La situazione locale non è molto diversa da quella globale: nel 2024 abbiamo superato per la prima volta, a livello planetario, la soglia di 1,5°C di aumento rispetto all’era pre-industriale; un limite che si riteneva potesse essere raggiunto intorno al 2030. Peraltro, nell’area mediterranea il riscaldamento è ancora più veloce rispetto ad altre aree del Pianeta, del resto è noto come il Mediterraneo sia una “hot spot”, ovvero una zona particolarmente sensibile e vulnerabile.
Le precipitazioni mostrano in generale un forte calo nei valori estivi, soprattutto, ma anche una crescita dei valori estremi. E’ il famoso “rovescio della medaglia” che appare una delle caratteristiche più eclatanti di questo nuovo clima, caratterizzato da lunghi periodi di precipitazione scarsa o assente del tutto, intervallati da repentini massimi di precipitazione quando in pochi giorni si osservano quantitativi di precipitazione pari a quanti accadono in molti mesi dell’anno. Questo è quanto accaduto ad esempio nel Maggio 2023 in Romagna, con le conseguenze dell’alluvione che tutti ricordano. In Romagna le precipitazioni nel 2024 sono state assai consistenti, con un 28% di pioggia in più rispetto alla norma, quindi quasi un terzo di precipitazioni in eccesso che rendono l’anno da poco concluso il nono più piovoso dal 1930. Le piogge sono state particolarmente intense e concentrate in settembre, ottobre e nella prima decade di dicembre, con circa il 50% delle precipitazioni totali annue che è caduto in soli 28 giorni piovosi, a conferma di una tendenza all’intensificazione delle precipitazioni in periodi piuttosto brevi. Il 2024 giunge dopo 4 anni consecutivi nei quali le precipitazioni erano state inferiori alla norma: di pochissimo nel 2023, ma in forma molto consistente nel 2020-2021-2022 con un evento di siccità grave tra il 2021 e 2022. La tendenza è verso un calo della piovosità, analogamente al resto della regione, che, tuttavia, non è così drammatico come l’aumento delle temperature: dal 1935 abbiamo perso circa l’11% delle precipitazioni annue, ma occorre non sottovalutare il fatto che dal 2000 ad oggi la piovosità estiva in Romagna è diminuita di oltre il 25% che, unitamente al forte aumento della temperatura media, implica valori medi di evapotraspirazione molto più elevati che si traduce in una maggiore richiesta di acqua, specialmente per uso irriguo. Anche se non ci sono stati temporali particolarmente violenti in riferimento a grandine di grosse dimensioni o forti raffiche di vento, come successo nel 2023 (culminati col disastroso tornado ravennate del 22 luglio), nell’anno appena concluso i temporali si sono distinti per le violente precipitazioni, con frequenti allagamenti urbani, oltre naturalmente agli episodi alluvionali fluviali di settembre e ottobre. Complessivamente, nel 2024 ammontano a 12 gli eventi di pioggia estrema nella sola Romagna, occorsi tra maggio e ottobre, e tutti di origine temporalesca. L’elevata e fortemente anomala intensità delle precipitazioni, sono state in buona parte forzate da una bassa atmosfera eccessivamente calda e da un mare Adriatico letteralmente “bollente” (tra luglio e agosto le temperature superficiali hanno superato i 30°C, toccando i 31°C il 13 agosto) come fosse un mare tropicale in tutto e per tutto. Il manifestarsi di estati così frequentemente e anormalmente calde porta l’Adriatico ad accumulare enormi quantità di calore il quale viene rilasciato in atmosfera favorendo piogge particolarmente violente. Sarà, molto probabilmente, una minaccia anche nei prossimi anni, dato il trend termico attuale.
Le quattro stagioni in Emilia-Romagna:

Primavera (marzo-maggio):

  • Temperature medie: 10-18°C
  • Precipitazioni: 180-220 mm
  • Fenomeno tipico: “buriane” (venti freddi da NE)

Estate (giugno-agosto):

  • Temperature medie: 22-30°C
  • Precipitazioni: 130-170 mm
  • Fenomeno tipico: ondate di calore (afa)

Autunno (settembre-novembre):

  • Temperature medie: 10-20°C
  • Precipitazioni: 200-250 mm (massimo annuale)
  • Fenomeno tipico: nebbie in pianura

Inverno (dicembre-febbraio):

  • Temperature medie: 0-8°C
  • Precipitazioni: 150-200 mm
  • Fenomeno tipico: gelate e neve in Appennino

La rivelazione che ti sorprenderà:
La differenza di ore di luce tra il giorno più corto e più lungo dell’anno a Bologna è di 6 ore e 35 minuti!

Impatto delle stagioni:

Agricoltura:

  • Determina i cicli di semina e raccolta
  • Influenza la qualità dei prodotti DOP e IGP

Industria:

  • Varia il consumo energetico (picco invernale +40% rispetto all’estate)
  • Influenza la produttività (calo del 12% durante le ondate di calore)

Fatti sorprendenti:

  • Il cambio stagionale anticipa la migrazione di 50.000 uccelli nel Delta del Po
  • Le stagioni influenzano il sapore del Parmigiano Reggiano (più dolce in inverno)
  • L’autunno è la stagione ideale per i tartufi bianchi in Romagna

Perché è importante studiarle?

  • Cruciale per la gestione delle risorse idriche
  • Fondamentale per la pianificazione turistica
  • Essenziale per comprendere i cambiamenti climatici locali

Lo sapevi? Il progetto “Fenologia ER” dell’Università di Bologna studia come il cambio delle stagioni influenza la fioritura di 20 specie vegetali in tutta la regione!

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