Dal cielo all’Emilia-Romagna: il viaggio delle precipitazioni!
Pioggia, neve, grandine: le precipitazioni sono il modo in cui il cielo “restituisce” l’acqua alla terra. Ma quanto ne sappiamo veramente?
Tipi di precipitazioni in Emilia-Romagna:
Pioggia:
- La più comune, 75-80% delle precipitazioni annue
- Media annua: 600-2200 mm (equivalente a 600-2200 litri per m²); massimo su crinale appenninico parmense; minimo regionale sul ferrarese orientale.
- Anno più piovoso: 1963 con 1186 mm (media regionale); anno meno piovoso: 1988 con 609 mm (media regionale).
Neve:
- Più frequente sull’Appennino, ma non solo
- Media annua a Bologna: 25,4 cm (1991-2020); ma nel trentennio precedente (1961-1990) era di 43,7 cm. Bologna: record sul singolo evento nel dicembre 1887 con 177 cm in 5 giorni; inverno più nevoso: 1887-1888 con 185 cm.
- Nel trentennio 1991-2020 la nevosità media annua in Pianura Padana è diminuita del 32,8% rispetto al trentennio precedente (1961-1990); in pratica, nel trentennio recente la nevosità è diminuita di un terzo. Contestualmente, è diminuito di un terzo anche il numero medio di giorni con suolo innevato (Ghiselli, Pifferetti e Randi, 2021).
Grandine:
- Meno frequente ma potenzialmente devastante
- Le “Grandinate del Secolo”: nel 1968, nel 1986, nel 2021 e nel 2023: chicchi grandi come arance!
- La grandine, specie di grosse dimensioni, è un fenomeno tipico delle medie latitudini dove il gradiente termico tra aria polare e sub-tropicale è elevato (alto gradiente termico orizzontale e sistemi perturbati baroclini) e dove si manifestano brusche variazioni del vento in direzione e in velocità con la quota (windshear positivo).
- La grandine è più frequente sulle aree appenniniche, ma il diametro medio più elevato dei chicchi lo si rileva sulle pianure. I chicchi più grossi sono in genere provocati dai temporali a supercella.
- La Pianura Padana è una delle aree più colpite da grandine di medie o grandi dimensioni dell’intera Europa. In Emilia- Romagna, particolarmente a rischio sono le pianure del reggiano, del modenese, del bolognese, del ferrarese e del ravennate settentrionale. Tra il 1950 e il 2022 il maggior incremento in Europa di episodi di grandine con chicchi maggiori di 2 e di 5 cm si è osservato proprio in Pianura Padana (Mickiewicz, Battaglioli, 2023).
- I modelli di clima suggeriscono che nel Nord Italia, con media protezione del clima, entro il 2100 aumenterà del 60% circa il rischio di grandinate con chicchi maggiori di 5 cm, ma aumenterà del 90% senza alcuna protezione del clima (Rädler et al. 2020).
La rivelazione che ti sorprenderà:
- In un anno, sull’Emilia-Romagna cade abbastanza acqua da riempire 56 volte il lago di Garda!
- Galileo Galilei (1564-1642) e Isaac Newton (1642-1727) non sapevano come si formano le nubi.
- Alessandro Volta (1745-1827) e Albert Einstein (1879-1955) sapevano come si formano le nubi ma non come si formano le precipitazioni.
- In Europa, nel 2024, è stato superato il limite di 10.000 segnalazioni di grandine con chicchi di diametro superiore a 2 cm (ESWD).
- False credenze: “nevica solo con 0°C”: assolutamente no, non ci sono limiti termici teorici alla caduta della neve; nelle aree artiche e antartiche si sono osservate nevicate con temperature di -40/-50°C; è vero che con temperatura intorno allo zero i fiocchi tendono ad essere più grossi e numerosi con l’attecchimento efficace su tutte le superfici, ma non ci sono limiti temici, a meno che le temperature non siano troppo miti.
- “Fa troppo freddo per nevicare”: anche questa affermazione è falsa; se fa freddo e il cielo è coperto evidentemente non nevica poiché non ci sono le nubi adatte per provocare una precipitazione nevosa.
- “Piove e non nevica perché fa troppo freddo”: altra affermazione errata; se abbiamo temperature al suolo intorno allo zero o anche inferiori, e sta piovendo, significa che in quota c’è un afflusso di aria più tiepida che fa fondere i fiocchi di neve.
- Praticamente, tutti i temporali producono chicchi di grandine; fortunatamente il più delle volte essi sono di piccole dimensioni e fondono prima di arrivare al suolo.
- L’acqua pura e in stato di quiete può rimanere liquida anche in ambiente a temperatura ben al di sotto della zero (teoricamente fino a -40°C); in questo stato si chiama acqua sopraffusa. Ciò accade perché l’acqua è “pigra” e “fa fatica” a diventare ghiaccio. Tuttavia, un minimo urto la fa immediatamente e spontaneamente. Ebbene, l’acqua sopraffusa è il principale ingrediente per la formazione della grandine; più ce n’è, e più sarà facilitata la crescita dei chicchi in seno a un’imponente nube cumuliforme (temporale).
- I cannoni antigrandine sono del tutto inefficaci poiché agiscono a quote troppo basse per poter alterare i processi di accrescimento dei chicchi, in particolare quelli a onda d’urto che, al confronto con l’energia che sviluppa un temporale, rappresentano un misero schiocco di dita. Del resto, se fosse vero, il temporale si autodistruggerebbe la grandine coi propri tuoni, molto più potenti di una banale onda d’urto prodotta da un cannone.
Importanza delle precipitazioni:
Risorse idriche:
- Ricaricano falde e fiumi
- Cruciali per l’agricoltura: irrigano il 67% dei terreni agricoli
Ecosistemi:
- Mantengono in vita le foreste dell’Appennino
- Alimentano zone umide uniche come le Valli di Comacchio
Fatti sorprendenti:
- Il record di pioggia in 24h: 547 mm a Lago Paduli (2014)
- La neve più abbondante: 814 cm all’anno sul Monte Cimone
- Il 5% delle precipitazioni in pianura è “occulta” (rugiada e brina)
Perché è importante studiarle?
- Fondamentali per la gestione del rischio idrogeologico
- Cruciali per la pianificazione agricola e industriale
- Indicatori chiave del cambiamento climatico
Lo sapevi? ARPAE utilizza 10 radar meteorologici per monitorare le precipitazioni in tempo reale su tutta la regione!